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L’educazione attraverso la punizione. È così utile?

Educare i propri figli si sa, è uno dei “mestieri” più difficili di questo mondo, oltretutto al momento del parto nessun ginecologo è mai riuscito a trovare un libretto di istruzioni sul funzionamento del bambino. Insomma, viene al mondo una creatura con dei programmi di base ma sostanzialmente, condizioni particolari escluse, devono costruirla i genitori senza un manuale ma con gli unici strumenti che hanno a disposizione: la relazione e l’educazione; L’affetto e la disciplina.

Se pensiamo che il processo educativo è frutto di una complessa interazione di fattori personali, ambientali e relazionali non ci stupiremo del fatto che col passare del tempo aumenti la quantità di regole comportamentali su cui poggia una relazione tra genitore e figlio. Regole che possono essere esplicitate direttamente al figlio sotto forma di istruzioni (in questi casi devi fare, dire questo e quell’altro) e regole implicite su cui ci aspettiamo una naturale aderenza da parte del figlio, ma che vengono alla luce solo nel momento in cui vengono infrante (es. picchiare la sorellina per sottrarre un giocattolo, lanciare i piatti a terra, arrampicarsi sugli scaffali). In quest’ultimo caso nessuno direbbe ad un bambino di non fare determinate cose senza che si presenti una motivazione.

L’attenzione di molti genitori è catturata soprattutto quando il comportamento è negativo. In altre parole dove si rompe quell’omeostasi, fatta per lo più di momenti di tranquillità, che generalmente caratterizza il rapporto genitore-figlio o in casi più problematici dove l’ostilità caratterizza il modello principale di interazione di alcune famiglie. In questo caso la conflittualità tra genitore e figlio, se pur disfunzionale, è l’unico modo per mettere in relazione l’uno con l’altro.

Le conseguenze al comportamento negativo del figlio tendono solitamente alla punizione. L’intervento punitivo può consistere nel fornire uno stimolo spiacevole per il bambino, come un rimprovero o una punizione fisica, o nel rimuovere uno stimolo piacevole al bambino, per esempio togliendogli degli oggetti a lui graditi.

Perché educare con la punizione non è sempre efficace

In molti casi mettere in atto una strategia punitiva funge da efficace deterrente. In molti altri, in situazioni disfunzionali legate al funzionamento del bambino o famigliare più in generale, l’intervento punitivo potrebbe non essere così efficace nella modificazione del comportamento. Quando si decide di adottare l’intervento punitivo bisognerebbe considerare una serie di fattori che molte volte possono vanificare l’efficacia della punizione:

  • Spesso si punisce senza insegnare una modalità alternativa di comportarsi e quando un comportamento corretto si presenta esso passa inosservato. Invece all’intervento punitivo sul comportamento dovrebbe essere associato il rinforzo per un comportamento alternativo desiderabile. La naturale conseguenza della punizione senza l’insegnamento di alternative è che il bambino si troverà a dover sostituire un comportamento con un altro, andando a tentoni, col rischio che per il raggiungimento di un fine egli adotti un altro comportamento problematico.
  • Spesso l’intervento punitivo non è contingente al comportamento rilevato. A volte si punisce un comportamento a distanza di tempo (ne è l’esempio il brutto voto a scuola), quando qualcuno ha già provveduto ad attuare una qualche forma di punizione o magari spiegando in maniera molto razionale, ma in ritardo, perché si sta mettendo in atto una punizione. Spiegazione che per i bambini più piccoli sarà complessa da capire.
  • Incoerenza interna: molte volte il tipo o l’intensità di punizione sottostà alle circostanze contestuali relative al luogo, alla presenza di determinate persone e all’umore del genitore che inconsapevolmente influisce notevolmente sulla relativa messa in atto del provvedimento. Il bambino impara così che ad un comportamento possono coincidere punizioni più o meno severe in base all’umore del genitore, alla presenza di determinate persone o in base alla presenza in determinati luoghi.
  • Incoerenza inter-genitoriale: stili educativi genitoriali incoerenti mandano in tilt il bambino. Una punizione può essere messa in atto da un genitore e non da un altro, oppure in modo più blando. 
  • Può creare sentimenti di negatività nel bambino ed accentuare la conflittualità tra genitore e bambino e lacerare il rapporto che andrebbe a configurarsi esclusivamente come scambio ostile. Questo accade soprattutto quando la punizione è perpetrata nel tempo come unico mezzo educativo.
  • Il bambino può comunque assuefarsi alla spiacevolezza di una punizione ripetuta nel tempo che di fatto diventa meno efficace poiché meno sgradevole per il bambino.
  • Discorso a parte va fatto per quanto riguarda l’uso della violenza fisica o verbale come strategia punitiva: condannando di fatto ogni abuso fisico reiterato nel tempo e sistematico va precisato che quando la violenza fisica è usata per sanzionare un comportamento aggressivo del bambino essa diventa un modello altamente incoerente in quanto si cerca di punire l’aggressività attraverso l’aggressività. Tutto ciò non fa che fornire al bambino un messaggio altamente contraddittorio.

È pur vero che se molti comportamenti negativi non particolarmente gravi possono essere ignorati, alcune volte quando i comportamenti sono gravi non si può assolutamente lasciare correre. Cosa sia definibile come grave è a discrezione dei genitori che possono fare comunque una riflessione su quali siano le condotte degne di provvedimenti e quali trascurare.

Come aumentare l'efficacia della punizione

Allora come impostare una punizione efficace? Sulla base delle criticità descritte in precedenza è possibile, ragionando inversamente, stabilire alcuni criteri per un intervento più efficace in molte situazioni, o per lo meno che non crei destabilizzazione nel bambino, nel rapporto coniugale e genitoriale:

  • Cercare di premiare il comportamento alternativo a quello problematico. È ovvio che non si può tener conto di qualsiasi cosa positiva faccia il bambino. Solitamente un comportamento su cui è più facile lavorare per i genitori è qualcosa che risalta all’occhio poiché è perpetrato nel tempo, e non è trascurabile. Quando ciò non è più tollerabile per i genitori bisogna comprendere quale è nello specifico il comportamento oggettivo e direttamente osservabile, quali sono gli antecedenti che possono favorire la comparsa di quel comportamento nel bambino e quali le conseguenze che lo mantengono.
  • Cercare di rendere contingente la punizione. Dev’essere immediata dopo il comportamento del bambino. In questo modo anche per i bambini più piccoli è facile capire come ad un’azione corrisponda una reazione spiacevole.
  • Cercare di essere coerenti con sé stessi. Affinché una punizione sia efficace è indispensabile che le conseguenze siano le medesime in ogni momento e in ogni dove indipendentemente dall’umore del genitore.
  • Evitare di minacciare una punizione o per lo meno eseguirla ogni qualvolta il bambino continua a comportarsi in un certo modo evitando che la minaccia rimanga inapplicata.
  • Non fare sconti di “pena” togliendo una punizione prima del previsto. L’esempio lontano dai nostri bambini ma che può farci comprendere il perché è quello relativo alla discussione sulla certezza della durata della pena che anima molte persone quando si parla di giustizia in Italia: ci sono maggiori incentivi nel trasgredire la legge se si sa che alla fine la pena verrà ridotta consistentemente.
  • Cercare la coerenza tra genitori. Accade molte volte che non si sappia come comportarsi di fronte ad un nuovo comportamento problema. È un buon momento per discutere col partner su come comportarsi in futuro concordando i provvedimenti da adottare in futuro o in molti casi, con bambini più grandi e adolescenti, i genitori possono allontanarsi per qualche secondo, discutendo sul da farsi e scegliendo una soluzione unica di comune accordo.

Come gestire un comportamento problematico

Ci sono diverse alternative che possono essere utilizzate in base al tipo di comportamento messo in atto. Quando si ha una conoscenza sufficiente sulla funzione di un comportamento possono essere messe in atto diverse strategie da scegliere in base alla funzione individuata. Brevemente descriviamo tre strategie principali di gestione:

  • Ignorare strategico: si tratta di ignorare semplicemente un comportamento quando sappiamo che esso è rinforzato dall’attenzione (positiva o negativa) che viene data al bambino quando si agisce in un determinato modo. L’ignorare toglie quel rinforzo costituito dall’attenzione fornita dall’adulto. Questa strategia deve essere applicata a comportamenti che possono essere momentaneamente tollerati, deve essere sempre abbinata ad un rinforzo positivo di un comportamento alternativo e non deve prevedere che vi siano altri fattori che rinforzino il comportamento del bambino. Riguardo quest’ultimo punto, riportiamo l’esempio della classe scolastica, dove è difficile per l’insegnante estinguere ignorando un comportamento volto ad attirare l’attenzione poiché il bambino può ottenere comunque l’attenzione dei compagni di classe.
  • Time-out: quando un comportamento assume una gravità (comportamenti impulsivi e aggressivi) per cui non è possibile ignorare allora si utilizza il time out, una procedura che consiste nell’allontanare il bambino da un’attività che stava svolgendo e isolarlo per un breve tempo in un luogo monotono e noioso. Il luogo può essere interno come per esempio un angolino della stessa stanza o della classe o esterno come un’altra stanza. Nell’applicare il time out bisogna assicurarsi che il comportamento del bambino non sia dovuto al desiderio di evitamento di un’attività o una situazione, altrimenti l’allontanamento sarà percepito più come un premio che come una punizione.
  • Le conseguenze naturali: sono conseguenze alle azioni del bambino che non dipendono direttamente dalle azioni del genitore o di chi applica questa strategia ma esprimono un collegamento diretto tra il comportamento del bambino e le conseguenze che gli fornisce l’ambiente. Per esempio l’andare a scuola senza aver fatto i compiti metterà il bambino nella condizione di essere rimproverato o ricevere una nota. Se vostro figlio non sarà a tavola per l’ora di cena dovrà andare a letto senza aver mangiato. Se spenderà tutta la sua paghetta settimanale già il primo giorno non potrà uscire il sabato a mangiarsi una pizza con gli amici. O se ancora, vorrà mangiare la pizza frettolosamente rischierà di bruciarsi la lingua. Le conseguenze devono essere anticipate al bambino o al ragazzo prima che avvenga il comportamento, esplicitando cosa succederà se agisce in un certo modo. Le conseguenze naturali sono un ottimo strumento di responsabilizzazione, tuttavia non andrebbero utilizzate quando il comportamento può avere delle gravi conseguenze per l’incolumità fisica del bambino.
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